Davide e Golia

Posted by banshee on Set 14th, 2008
2008
Set 14
Chi mi conosce sa che sono un discreto amante della Formula 1, sport da qualche tempo in affanno e alla ricerca di una nuova identità ma che continuo a seguire lo stesso con l’immutato interesse di sempre. Ormai è da diversi anni che assistiamo al declino dello spettacolo e all’aumento vertiginoso dei capitali in gioco; un top team di F1 ha budget così alti che nemmeno riesco ad afferrare l’ordine di grandezza dei capitali in gioco :D

L’entrata in campo, infine, dei grandi costruttori automobilistici ha definitivamente sancito la scomparsa dell’immagine “romantica” di scuderia automobilistica fatta di sudore, grasso e passione che fino a pochi anni fa trapelava in fin troppi, anch’essi anacronisticamente “romantici”, gesti.

Però… quando tutto è bello incravattato e ovattato nella solita routine lavorativa (questo alla fin fine è pur sempre un semplice un lavoro per migliaia di persone) ti spunta questo giovane tedesco, a bordo della “sfigata” (nel senso simpatico del termine, ovviamente) e “povera” ex-Minardi, ora Toro Rosso, che senza le cifre da capogiro dei big e in sole 160 persone stupisce tutti non solo vincendo ma convincendo e dimostrando una saggezza e una caparbietà non indifferenti.

È vero che il tempo inclemente è stato principare fautore di questo miracolo, ma in fondo la pioggia era uguale per tutti…
Complimenti vivissimi al giovanissimo Sebastian Vettel e alla straordinaria dimostrazione di competenza tecnica dimostrata da tutta la sua squadra, i soldi e le dimensioni non sempre contano se non si sanno usare (vedasi situazione Ferrari e il solito disastro delle giapponesi… tanto per restare nel campo sportivo ;) ).

Bravi!!!

Buzzword galore: 改善?

Posted by banshee on Set 7th, 2008
2008
Set 7
Il manager moderno, si sa, deve avere le idee chiare. Un piccolo ritardo, una decisione giusta presa al momento sbagliato o una semplice faciloneria potrebbero essere fatali per lui e per la sua azienda.

Questo, di norma, è tanto più vero quanto il settore in cui si compete è in rapida evoluzione ed in continuo mutamento. In un mondo in cui il progresso tecnologico è rappresentato prevalentemente da miglioramenti ingegneristici piuttosto che da stravolgimenti teorici (in sintesi facciamo quasi sempre solo la stessa minestra, ma molto meglio di 20 anni fa) è ovvio che la tentazione di cadere vittima di metodologie, sulla carta semplici e vincenti, atte a migliorare a dismisura la qualità della struttura aziendale, aumentandone l’efficienza ingegneristica ad ogni suo livello, è forte. Talmente forte che molti ne cadono vittima. Non che sia una cosa sbagliata a priori, capiamoci, soltanto che tra il dire ed il fare ci sono di mezzo molte più cose di uno semplice specchio d’acqua; del resto, se una formula magica potesse far funzionare meglio un’azienda, l’Italia (e non solo) non sarebbe nella situazione patetica in cui si trova no?
Vi confesso che sinceramente inizio ad essere un po’ stufo di sentire le stesse uscite ripetute più e più volte, alla stregua di un mantra, il semplice ripetere una cosa non la renderà più reale né il processo migliorerà magicamente perché qualcuno dall’alto indica nel do more with less e nel kaizen la rotta da seguire.

改善(kaizen): miglioramento.

Il concetto è squisitamente giapponese e, quindi, di comprensione difficile (se non impossibile) per la maggior parte dell’intelligencija nostrana; il miglioramento continuo che viene indicato dalla filosofia del kaizen è un processo iterativo, illimitato ed infinito che deve coinvolgere una struttura aziendale nel suo insieme, il risultato raggiunto ed il valore dimostrato da un’impresa non nasce dal management, ma dal lavoro effettuato sulle attività dirette al prodotto.
Il management deve, cioè, supportare le operazioni del personale coinvolto direttamente nella produzione/creazione dello stesso. I processi che non creano valore aggiunto (ovvero le attività che il cliente non sarà disposto a pagare) sono inutili, vanno eliminati; i problemi del ciclo produttivo vanno risolti prima che si presentino.

Detta così suona talmente semplice che persino il più sfigato dei dirigenti sarebbe in grado di indicare col dito la strada da seguire, peccato che tra la destinazione ed il dito spesso si continui a concentrare l’attenzione su quest’ultimo…
le aziende sono fatte di persone, e di queste persone ci si deve fidare perché sono le sole ad essere sul campo e a conoscere il loro campo applicativo approfonditamente. Il kaizen si basa sul principio che l’energia viene dal basso perché è solo da li che c’è la possibilità di lavorare in modo compiuto e utile nei confronti del prodotto (qualunque esso sia). Le decisioni prese dalla punta della piramide dirigenziale sulle specifiche hw e sw hanno dimostrato di non funzionare (Apple a parte, ma li le differenze sono ben altre…) e l’insensato stillicidio di ottimismo da struzzi a cui si assiste ogni giorno in gran parte dei centri di potere aziendali (anche Microsoft ne è stata colpita, mal comune mezzo gaudio no?) dimostrano solo che nel mercato attuale la morte per selezione naturale è evitata dagli appoggi politici ed economici che l’azienda possiede e non dalle strategie implementate per evitarla.
Ma del resto è proprio nel termine “implementare” che troviamo la più grande barriera mentale tra il dire ed il fare.

Volete continuare a dire che va tutto bene? Fatelo pure.

Volete continuare a dire che la colpa è nostra? Vabbene.

Volete continuare a dire che avete fatto tutto il possibile per il bene comune? Ok.

Ma non sperate di convincermi che sia anche vero.

Crying Giant al Kemper Museum

Posted by banshee on Apr 26th, 2008
2008
Apr 26

Ebbene sì, sfruttando la favorevole condizione climatica di quest’oggi (sole e fresco) ho deciso di inscatolarmi dentro al Kemper Museum di Kansas City (in Missouri ovviamente, che in Kansas non sanno nemmeno cosa sia l’arte, temo…).

Posto tranquillo, piccino ma curato e con tante cosine belle da vedere, ho apprezzato la presenza al suo interno anche di una galleria fotografica (un po’ meno le foto, ma immagino che per il pubblico americano siano più pregne di significato, o almeno lo spero :D ) ma, la cosa più carina, è questa statua bronzea installata vicino ad uno degli ingressi, non so come mai ma mi ha fatto tanta tenerezza :)

 

Crying Giant (tn)

Crying Giant (Kemper Museum, Kasas City (MO)

 

Una nota tecnica per i “tecnomaniaci” della fotografia; oggi ho ampiamente sperimentato sul campo l’active d-lightning della D300 e non posso fare altro che confermare l’eccellente risultato che è possibile ottenere con questo “trucchetto”.

2008
Apr 24

Murphy ha sempre dannatamente ragione :D

 

 

Pioggia (tn)

 Pioggia dalla finestra dell’hotel

 

 

È stato più difficile aprire la finestra e smontare la zanzariera che ritrovare lo scatto remoto in valigia… ma si può?!? ;)

Strade

Posted by banshee on Apr 15th, 2008
2008
Apr 15

Che posti strani che ci sono al mondo per noi del vecchio continente…

 

 

 

Strada (tn)

Al semaforo…

 

:D

Sto bene

Posted by banshee on Apr 6th, 2008
2008
Apr 6

No, non sono morto.

È un periodo un po’ complicato questo e penso che per andrà avanti così ancora per un po’, prometto di impegnarmi di più per riprendere le discussioni lasciate in piedi e per sfornare dell’altro materiale.

Ma ora veniamo ad una importante comunicazione di servizio:

Spaghetti

voi probabilmente non avete idea di cosa voglia veramente dire per me ma sappiate che ho appena finito di gustarmi il mio primo piatto di spaghetti pomodoro e basilico seguito da un colossale caffè doppio fatto con la moka. Essere riuscito a farcela anche a Kansas City mi riempie il cuoricino di orgoglio, se non altro perché la nostra È cucina sana, mica questa roba che magnano qua…

I flare ed i rivestimenti anti-riflesso

Posted by banshee on Feb 22nd, 2008
2008
Feb 22

Uno dei problemi più spinosi dell’ingegnerizzazione di un’ottica (in particolare se questa presenta elementi mobili come nel caso degli zoom) è quello di evitare i flare e gli effetti di ghosting.

Pochi accorgimenti sono possibili per limitare l’insorgere di questo fenomeno, principalmente l’utilizzo del paraluce, la riduzione del numero degli elementi ottici presenti all’interno dello schema ottico (non sempre possibile e/o consigliabile) ed il ricorso a rivestimenti antiriflesso.

 

 

 

Schema flare

 

 

Ma quando e come nasce il fenomeno dei flare? Continue Reading »

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