I flare ed i rivestimenti anti-riflesso
Uno dei problemi più spinosi dell’ingegnerizzazione di un’ottica (in particolare se questa presenta elementi mobili come nel caso degli zoom) è quello di evitare i flare e gli effetti di ghosting.
Pochi accorgimenti sono possibili per limitare l’insorgere di questo fenomeno, principalmente l’utilizzo del paraluce, la riduzione del numero degli elementi ottici presenti all’interno dello schema ottico (non sempre possibile e/o consigliabile) ed il ricorso a rivestimenti antiriflesso.

Ma quando e come nasce il fenomeno dei flare?
Semplificando possiamo fare riferimento all’immagine qui sopra e seguire il percorso di due raggi luminosi provenienti dall’estero (dalla scena ripresa), quello verde appartiene di diritto all’immagine che vogliamo riprendere (pensiamo di usare un medio tele, non un ultra-wide
); nel suo percorso attraversa le nostre lenti e va a schiantarsi deliziosamente sul sensore. Il raggio blu (che potrebbe essere bloccato dal paraluce) penetra negli elementi frontali con un angolo di incidenza molto basso (rasente al vetro) e subisce una rifrazione (non è un problema) e una riflessione parziale verso l’esterno. Il problema deriva proprio da quest’ultima riflessione parziale, nel suo viaggio di uscita (la freccia rossa) subisce una seconda riflessione, questa volta diretto verso l’interno (la freccia rossa tratteggiata)… È proprio quest’ultima riflessione ad andare in direzione della superficie fotosensibile e a provocare il flare.
Se questo fenomeno interessa gli elementi posteriori dell’ottica l’immagine riflessa si forma vicino al piano del sensore e assume la forma del diaframma dell’obbiettivo in uso
Per contrastare l’insorgere di questi inconvenienti ottici il sistema più efficace si è rivelato, dopo l’utilizzo del paraluce in condizioni “critiche”, quello dei trattamenti antiriflesso delle superfici interne. Chiunque non fosse convinto della differenza di trasmissione della luce tra superfici trattate e non trattate vi invito a guardare la foto qui sotto (prelevata dal sito Nikon).

14 strati di vetro sovrapposti,
con trattamento antiriflesso (a sx) e senza (a dx)
La differenza c’è e si vede (tanto per citare gli spot in tv
).
È curioso, per concludere con un’osservazione, come la grande importanza rivestita da questo tipo di trattamenti nella resa finale dell’immagine (non eliminano solo flare e ghosting infatti) non venga mai pubblicizzata come merita veramente… Infatti solo il T* coating di Zeiss ed il più recente Nano Crystal di Nikon si sono meritati l’onore di un brand tutto loro e l’utilizzo di questo nella comunicazione col pubblico (e la vittoria di importanti premi internazionali nel settore dell’ottica).

Febbraio 24th, 2008 at 10:50 am
Complimenti per la trattazione, molto chiara ed interessante. Spesso e volentieri porto con me un cartoncino formato A4 con il quale cerco di “mascherare” ulteriormente il sole facendo attenzione a non inquadrarlo nel fotogramma!
Agosto 24th, 2008 at 8:35 am
[…] anche un flare di lente o meccanico, che consiste nell’ingresso nel diaframma di luce che non fa parte […]