La luminosità
La genesi di questo articolo si sta rivelando tortuosa e complicata… e non ne capisco proprio il motivo; ho scelto l’ennesima foto di un’ottica costosa e appariscente (un 200-400mm f/4 G VR AF-S1), l’ho sistemata per la pubblicazione (qui a lato), ho controllato su un paio di siti e libri se quello che avevo in testa era corretto (lo era). Tutto bene no? Evidentemente no…
Per qualche strano motivo non sono riuscito, nei due giorni precedenti, a scrivere in modo accettabile questo pezzo. Che sia sbagliato l’esempio che usavo? Non ne ho idea, comunque ora ci riprovo; l’argomento va trattato, non si scappa.
Immaginate, per un attimo, di essere dentro una stanza sigillata, in comunicazione col mondo esterno attraverso un foro in una parete. All’interno della stanza ci sarà la sola illuminazione proveniente da questo foro e, sulla parete opposta a questo, si “raccoglierà” tutta la luce (idealmente parlando).
La domanda che ci dobbiamo porre ora è: quanta luce colpisce la parete?
Non voglio tediarvi con i conti geometrici e quindi mi limito a rispondervi con un disegnino

Al raddoppiare della distanza, la quantità di luce che colpisce la parete diminuisce in proporzione
Per essere precisi possiamo affermare che la luminosità è calcolabile come:
luminosità = lunghezza focale / diametro
la luminosità è comunemente chiamata apertura relativa e viene indicata con la lettera f seguita dalla / (barra) e dal numero risultante dalla divisione2.
Un numero più piccolo indica una maggior quantità di luce trasmessa al sensore/pellicola, quindi un obiettivo f/1.4 “veicolerà” più luce di un obiettivo f/2 e, dal momento che stiamo parlando di aree circolari, sappiamo che la superficie raddoppia per incrementi del raggio della circonferenza pari alla radice di 23.
La scala di intervalli (detti stop o f-stop) utilizzata per indicare la luminosità degli obiettivi, che si rifà proprio a questo valore, è stata standardizzata nel 19054 al congresso di Liegi e comprende i seguenti valori:
f/1 f/1.4 f/2 f/2.8 f/4 f/5.6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64
ad ognuno di questi “salti” corrisponde un dimezzamento (se andiamo da sinistra a destra) oppure un raddoppio (se andiamo da destra a sinistra) della quantità di luce che penetra nell’obiettivo.
Gli obiettivi fotografici sono dotati di un diaframma a lamelle (tipicamente) che è in grado di chiudersi a diversi valori di f; il numero riportato nelle schede tecniche delle ottiche indica il valore più basso (e quindi più luminoso) raggiungibile dall’ottica stessa.

un diaframma a diverse aperture
Avere padronanza della scala degli stop è un punto indispensabile per la comprensione dei passi necessari ad una corretta esposizione, ma questo è un altro discorso…
PS: hey ce l’ho fatta, ora pare leggibile e comprensibile!

Giugno 29th, 2007 at 10:59 pm
Pari un professional. Devo farti salire nel rank di google. mumble